Feste Patronali e “Artisti Pacchisti”, quando lo spettacolo rovina i comuni
L’editoriale del Direttore
Ce lo diciamo chiaramente, senza i soliti diplomatismi da comunicato stampa? Quando un artista bidona una piazza a poche ore dal concerto o si trincea dietro cavilli dell’ultimo minuto, non sta facendo uno sgarbo a un Sindaco. Sta offendendo un’intera comunità. Sta calpestando il lavoro di chi organizza, il sacrificio dei comitati festa, i fondi pubblici versati con i soldi dei cittadini e le aspettative dei commercianti locali che su quella serata avevano scommesso per far quadrare i conti della stagione.
L’ondata di attestati di stima e vicinanza istituzionale arrivata al sindaco di San Salvatore di Fitalia, Giuseppe Pizzolante, da parte dei colleghi primi cittadini dei Nebrodi e della fascia tirrenica testimonia quanto il problema sia avvertito come comune e urgente.
L’estate delle feste patronali e dei concerti di piazza sta mettendo a nudo una fragilità strutturale nel rapporto tra amministrazioni locali e mondo dello spettacolo. Il fenomeno di artisti che annullano date all’ultimo momento o impongono clausole contrattuali ed ingaggi sempre più sproporzionati è ormai una costante che penalizza sia i piccoli Comuni che il pubblico.
Ha ragione chi lo dice ad alta voce: San Calogero, senza voler denigrare nessuno, non ha bisogno di Alex Britti!!!! […]. Non sono i grandi nomi da riempipiazza a dare valore, fede, storia e dignità alle nostre tradizioni. Casomai è il contrario: sono le nostre piazze, la nostra storia e la devozione dei nostri paesi a dare un palcoscenico e un senso a chi, troppo spesso, pensa solo a staccare il compenso e salire sul primo van scortato.
Sia chiaro: il problema vero sta a monte. Sta nel circolo vizioso che noi stessi abbiamo alimentato, abituandoci a misurare il valore di un’amministrazione o la riuscita di una festa dalla fama dell’ospite di turno. Ma se il prezzo da pagare deve essere l’arroganza, l’incertezza e la sottomissione a contratti capestro, allora è arrivato il momento di dire basta.
Ai Sindaci dei Nebrodi e della fascia tirrenica, che in queste ore stanno dimostrando una compattezza esemplare, va tutta la nostra solidarietà. Ma la solidarietà non basta più: serve il coraggio di una svolta. Chiudiamo i rubinetti del pubblico denaro a chi considera i nostri Borghi solo una tappa di serie B da cancellare a piacimento. Torniamo a valorizzare la nostra identità, le nostre risorse e i nostri talenti.
Se i “big” pensano di poter fare a meno dei nostri Comuni, dimostriamo loro che siamo noi, da oggi in poi, a poter fare benissimo a meno di loro.









