Piraino – L’isolamento non è solo una frana: il caso della SS 113 e un territorio che non può più attendere

C’è una data, l’ennesima, segnata in rosso sul calendario di chi vive, lavora e si sposta tra Gioiosa Marea e Gliaca di Piraino: il 20 maggio.

Ma, per i cittadini del comprensorio, quella scadenza non è più un rassicurante termine tecnico, bensì il simbolo di un’attesa che ha superato i limiti della tolleranza. Quattro mesi di chiusura per un tratto della Statale 113, l’arteria vitale che cuce insieme i comuni della costa tirrenica, sono un’eternità che pesa come un macigno sull’economia e sulla qualità della vita locale.

La frana dello scorso 15 febbraio a Torre delle Ciavole non ha solo fatto precipitare detriti sulla carreggiata; ha messo a nudo, ancora una volta, la fragilità estrema del nostro sistema infrastrutturale.

Le giustificazioni addotte dall’Anas — il maltempo, la complessità dell’intervento, l’ampliamento del fronte di scivolamento — possono avere una loro logica tecnica, ma faticano a trovare ascolto tra i commercianti che vedono i clienti svanire e i pendolari costretti a odissee quotidiane.

È accettabile che nel 2026 un’area strategica per il turismo e il commercio debba rimanere paralizzata per un terzo dell’anno? La domanda sorge spontanea quando si guarda ai riflessi di questo stallo: la viabilità locale collassa a ogni intoppo sull’autostrada A20, trasformando semplici spostamenti in incubi logistici.

E proprio sull’autostrada si consuma l’ennesima beffa: in un momento di emergenza conclamata, il mancato esonero del pedaggio tra Brolo e Patti appare come una mancanza di sensibilità istituzionale verso una popolazione già duramente colpita.

I sindaci del territorio, da Piraino a Gioiosa Marea, da Brolo a Patti, hanno alzato la voce, sollecitando interventi rapidi e turni di lavoro più serrati. Ma la politica locale, pur con tutto l’impegno, si scontra con giganti burocratici e gestionali che sembrano muoversi a una velocità diversa da quella del mondo reale.

Non si tratta solo di sgomberare massi o stendere reti paramassi. Si tratta di dignità territoriale. Un territorio che ambisce a essere una destinazione turistica d’eccellenza non può presentarsi alle soglie dell’estate con le sue strade principali sbarrate. L’incertezza sulla riapertura — perché di incertezza si tratta, nonostante la data del 20 maggio — è un veleno che inquina la programmazione di ogni attività.

Speriamo vivamente che questa sia l’ultima proroga. Ma oltre la riapertura, occorre una riflessione profonda: non possiamo continuare a gestire il nostro territorio solo con “somme urgenze” e interventi riparatori.

Serve una visione preventiva, una cura costante di quelle arterie che sono il sistema nervoso della nostra Sicilia. Altrimenti, ogni pioggia, ogni frana, continuerà a trasformarsi in un muro che ci separa dal resto del mondo, lasciandoci ancora una volta a contare i danni di un isolamento che non è solo geografico, ma figlio di un’inerzia che non ci possiamo più permettere.

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