All’inizio di dicembre, l’installazione di una moderna torre luminosa alla rotatoria Anas — quel punto strategico che unisce Piraino, Brolo e Sant’Angelo di Brolo — era stata vista come il tocco finale per migliorare la sicurezza stradale della zona.
Eppure, dopo mesi, quel faro si erge sul paesaggio costiero come una cattedrale nel deserto: maestoso, visibile, ma completamente spento. Questa situazione ha sollevato non poche polemiche tra i residenti e le centinaia di automobilisti che ogni giorno attraversano quel tratto, costretti a muoversi nel buio (al momento ci sono solo dei faretti bassi) di un incrocio che, per la sua conformazione e il traffico, avrebbe bisogno di un’illuminazione impeccabile. Il paradosso è tutto nella presenza fisica della struttura: c’è, ma non svolge la sua funzione principale.
Il malcontento corre veloce quanto le auto sulla statale, e la domanda che rimbalza tra i cittadini è sempre la stessa: chi deve accendere l’interruttore? Il rimpallo di responsabilità sembra seguire il solito copione burocratico.
Spetta all’Anas, ente proprietario della strada e realizzatore dell’opera, o l’onere dell’attivazione e dei costi energetici è stato trasferito ai comuni di Brolo, Piraino e Sant’Angelo di Brolo? In questo triangolo territoriale, la mancanza di chiarezza pesa sulla sicurezza di chi guida.
Non è raro, infatti, che in assenza di un’illuminazione adeguata la percezione delle distanze e della traiettoria della rotatoria diventi ingannevole, aumentando il rischio di incidenti.
Si spera che il dialogo tra i tre enti comunali e l’Anas possa portare a una soluzione rapida.







