Barcellona Pozzo di Gotto si svegliata oggi con il cuore in gola, stretto nella morsa di un dolore troppo grande per essere contenuto.
Due giovani vite, appena sbocciate, sono state strappate via nella gelida oscurità di una notte che non perdonerà.
Simone Marzullo e Mattia Caruso, diciassette anni appena, erano a bordo di uno scooter, forse assaporando l’effimera libertà della giovinezza, quando il destino ha presentato il suo conto più crudele in via Kennedy.
Lo schianto, fatale, con una Fiat Punto, ha trasformato i loro sogni in un tragico epilogo. Non c’è stato scampo per loro. L’impatto violento li ha scaraventati via, la loro corsa interrotta da un muro e un’auto in sosta, simboli muti di una fine improvvisa e ingiusta. Per i soccorritori del 118, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, solo la constatazione di una tragedia già compiuta, un’amara conferma che la vita, a volte, è crudele oltre ogni limite.
Mentre le autorità lavorano per ricostruire ogni dettaglio, per dare un senso a ciò che sembra non averne, la città è avvolta in un silenzio carico di domande. Chi è responsabile? Come è potuto accadere? Domande legittime che attendono risposte, ma che non potranno mai restituire Mattia e Simone alle loro famiglie, ai loro amici, a quella vita che avrebbero meritato di vivere appieno.
Questo è il momento del cordoglio, della riflessione. È il momento di stringerci intorno a chi oggi piange, a chi vede infranto ogni futuro. Ma è anche il momento di chiederci, come comunità, cosa possiamo fare per evitare che altre stelle si spengano così prematuramente sulle nostre strade.
La morte di Simone e Mattia non sia vana; sia un monito, un grido che ci spinga a proteggere i nostri ragazzi, a vegliare sulle loro vite, affinché la luce della loro giovinezza non venga mai più spenta da un’ombra così profonda.






