Brolo – Ieri sera l’inaugurazione della Teca della Memoria. L’iniziativa di Don Enzo Caruso

“Nella teca saranno custoditi alcuni frammenti della barca affondata al largo di Lampedusa il 7 ottobre 2019, un giubbotto di salvataggio e un peluche”. 
L’evento voluto dal parroco Don Enzo Caruso, si è svolto ieri sera sul lungomare brolese alla presenza del sindaco Pippo Laccoto e del capitano Luca Guadagno dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Agata Militello a cui erano presenti alcuni rappresenati delle varie associazioni presenti sul territorio brole

Queste le parole del parroco durante la sua omelia: 

Siamo riuniti questa sera per far memoria e pregare per tutti i migranti morti in mare. Non vogliamo e non dobbiamo fare valutazioni. Il Signore ci chiama solo a fermarci e ad avere compassione, perché la compassione è ciò che ci rende umani.

Troppa freddezza, troppa indifferenza, troppo egoismo caratterizzano la società del nostro tempo. Abbiamo bisogno di imparare l’arte della compassione e di prenderci carico di ogni nostro fratello e sorella che hanno bisogno della nostra preghiera o di una mano tesa.

Di fronte a una società fondata sul disprezzo del diverso, la prima lettura ci racconta una vicenda in cui affiorano, insieme, sofferenza e speranza, dolore e fiducia in Dio, malattia e guarigione, un senso forte della presenza misteriosa di Dio attraverso i suoi angeli che accompagnano il cammino dell’uomo.

In ogni rigo, pur tra le sofferenze, sgorgano parole di lode e di benedizione per il Signore che non abbandona i suoi figli. Questa umile fiducia, la fiducia dei semplici, è la forza che rende umane le relazioni tra gli uomini.

La sofferenza può condurre alla rabbia e al disprezzo, ma chi ha un cuore ben disposto sa cogliere l’amore di Dio al di sopra di ogni dolore.

Abbiamo bisogno di riscoprire la gioia delle cose semplici, di lasciare che lo Spirito Santo ci trasformi per avere un cuore semplice e capace di guardare oltre la sofferenza verso l’amore infinito di Dio che è Padre di tutti.”

Dopo il saluto del vicesindaco Carmelo Ziino e del comandante della Guardia Costiera l’omaggio floreale dei ragazzini che rappresentavano, le realtà sportive locali.
Anita Vitale, ha cantato, in memoria dei morti, Amazing Grace“ in omaggio ai migranti morti in mare.
Queste le parole di Don Enzo Caruso al momento della “consegna” della teca al paese….

 

Presentazione della Teca della Memoria

Il 7 ottobre 2019, nella notte tra domenica e lunedì, a circa un km a largo della costa di Lampedusa, una imbarcazione con circa 50 migranti si spezzò e affondo nel giro di qualche minuto. Quando la barca fu finalmente individuata, da un robot della Guardia Costiera, furono trovati 12 corpi incastrati, tra cui una mamma ancora abbracciata al suo bambino neonato.

Successivamente si appurò che la barca era troppo fragile per affrontare la traversata. Vi era solo qualche giubbotto di salvataggio.

Agli occhi di un osservatore profano, l’impressione che, tra le righe delle notizie dei telegiornali, ci si poteva fare era che l’imbarcazione fu caricata e fatta partire proprio con l’intenzione che dovesse affondare prima di arrivare a destinazione, al fine di creare una psicologia collettiva di destabilizzazione e di paura.

A rafforzare questa impressione fu anche la scoperta che a morire furono in gran parte donne incinte, neonati e bambini.

La notizia non ebbe la stessa risonanza di altre tragedie, come quella recente di Cutro e quella in cui morirono più di 368 migranti, nell’ottobre 2013, in memoria della quale fu istituita la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”.

Papa Francesco, in visita a Lampedusa, dopo la tragedia dell’ottobre 2013, nella quale morirono più di 300 persone e che fu considerata una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo, parlò chiaramente della “globalizzazione dell’indifferenza” come un segno del nostro tempo.

Questa sera siamo qui mossi unicamente dalla compassione e dalla consapevolezza che tutti gli esseri umani siamo un’unica famiglia umana, l’unica famiglia di Dio. Siamo qui a contemplare i volti dei migranti morti in mare come nostri fratelli e sorelle e ad assumerci il compito umanissimo e cristiano di raccoglierle, con la nostra preghiera, le loro anime e affidarle alla misericordia di Dio.

I resti che questa sera scopriremo non vengono da quel “cimitero”. Sono pochi frammenti che emersero nella notte e nel giorno successivi al naufragio del 7 ottobre 2019. Due pezzi di legno, un giubbotto di salvataggio, forse l’unico a bordo e un peluche.

Qualcuno mi chiese come mai proprio a Brolo questi frammenti. In quei giorni mi trovavo a Lampedusa. Quando fu chiaro che era accaduta una tragedia, numerose persone ci siamo riuniti spontaneamente sulla spiaggia a pregare, quando alcuni sub amatoriali portarono a riva alcuni piccoli resti della barca che erano emersi in superficie, ancor prima che la barca fosse trovata. Chiesi di poterli avere e li ho portati a casa.

Tra gli oggetti che avevo con me, un peluche mi toccò particolarmente il cuore. Non sapevamo nulla ancora di chi fossero i morti. Tenendo in mano il peluche avevo deciso che la nostra Comunità brolese dovesse essere, proprio per la sua nativa vocazione all’accoglienza, custode di questa tragica memoria. Non sapremo mai il nome del bambino, o della bambina, a cui appartenne il peluche, ma la sua memoria rimane viva oggi in mezzo a noi.

Alla comunità brolese affido la custodia di queste reliquie, affinché le future generazioni non dimentichino e ricordino quanto sia prezioso il dono della vita.

Grazie della vostra attenzione. 

Prima di passare la parola al sindaco per un saluto, ha concluso il parroco,  vorrei salutare le autorità intervenute a questa iniziativa.

Anzitutto:

  • il capitano Guadagno della Capitaneria di Porto di Sant’Agata,
  • il Maresciallo Sarni di Capo d’Orlando,
  • il capitano dei carabinieri della compagnia di Patti,
  • il comandante della stazione dei carabinieri di Brolo,
  • il comandante della polizia municipale di Brolo,
  • il sindaco e l’amministrazione comunale.
  • Un grazie speciale alla dirigente Maria Ricciardello e i rappresentanti dell’Istituto Alberghiero di Brolo che questa sera offrono a tutti i presenti la granita.
  • La rappresentanza dell’Istituto Comprensivo di Brolo;
  • Un grazie speciale alle associazioni qui presenti questa sera, in particolar modo quelle sportive, nelle persone di Salvatore Gasparo, Carmelo Arasi, Giuseppe Ricciardello, Giuseppe Giordano e anche quelli che non hanno potuto essere presenti, anche per l’omaggio floreale che offriranno (e il lancio dei palloncini).

Grazie di cuore della vostra presenza. Avete sempre mostrato verso la parrocchia e verso la mia persona un grande affetto e rispetto e di questo vi sono enormemente grato.

Grazie di essere qui questa sera.

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