Accanto alla Chiesa Madre di Brolo sorge uno dei luoghi più significativi della memoria collettiva del paese: il Monumento ai Caduti della Grande Guerra. La sua realizzazione fu decisa dall’amministrazione comunale dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, con l’intento di ricordare i brolesi che non fecero ritorno dal fronte. L’opera venne poi collocata nell’attuale spazio nei pressi della chiesa negli anni Trenta del Novecento.
Il monumento è attribuito a Michele Amoroso, artista nato a Matera nel 1882 e trasferitosi a Messina nei primi anni Venti. Pittore, decoratore e progettista, Amoroso si era già confrontato con il tema della memoria della Grande Guerra: nel 1921 aveva realizzato a Matera un bassorilievo commemorativo dedicato ai caduti del conflitto. In Sicilia continuò la propria attività artistica per diversi decenni, fino alla morte avvenuta a Messina nel 1970.

Ciò che rende particolare il monumento brolese è soprattutto il modo in cui viene rappresentato il soldato. In molte opere commemorative costruite dopo la Prima guerra mondiale il militare appare vittorioso, impetuoso o eroicamente proteso verso il combattimento. A Brolo avviene quasi il contrario. Il fante è raffigurato in un atteggiamento raccolto e pensieroso: più che celebrare la gloria della guerra, sembra riflettere sulla sua tragedia. È un’immagine di stanchezza e di dolore che restituisce al soldato una dimensione profondamente umana.
La storia del monumento si intrecciò nuovamente con quella della guerra nell’estate del 1943, durante la campagna di Sicilia. Il 14 agosto, pochi giorni dopo i combattimenti che interessarono la zona di Brolo, un fotografo del Signal Corps dell’esercito statunitense immortalò il sergente americano Norwood Dorman, originario di Benson, nella Carolina del Nord, mentre sostava proprio accanto al monumento. Il militare si pose vicino al fante scolpito quasi riprendendone l’atteggiamento. Quell’immagine, oggi conservata negli archivi nazionali degli Stati Uniti, è diventata una delle più suggestive testimonianze fotografiche della Brolo del 1943.
La fotografia possiede anche un’importante funzione documentaria. Permette infatti di osservare alcuni elementi originari della figura che in seguito sono andati perduti: il soldato del monumento aveva un fucile posto tra le gambe e una baionetta alla cintola. Con il trascorrere dei decenni questi particolari sono scomparsi, modificando in parte l’aspetto con cui l’opera era stata concepita.
Dopo quasi un secolo di esposizione agli agenti atmosferici, il monumento è stato interessato nel 2025 da un importante intervento di restauro, promosso con il coinvolgimento dell’Assessorato regionale dei Beni culturali, della Soprintendenza di Messina e del Comune di Brolo. Conclusi i lavori, il 14 novembre 2025 l’opera è stata nuovamente presentata alla cittadinanza. L’intervento è documentato anche dagli atti della Regione Siciliana relativi ai lavori di restauro.
Oggi il Monumento ai Caduti continua così a svolgere la funzione per la quale era stato pensato quasi un secolo fa. Ma il tempo gli ha aggiunto nuovi significati. Nato per conservare il ricordo dei brolesi morti nella Prima guerra mondiale, è diventato esso stesso testimone della storia del paese: ha attraversato un secondo conflitto, è comparso in una fotografia militare americana del 1943, ha subito trasformazioni e infine è stato restaurato e restituito alla comunità. Il fante silenzioso accanto alla Chiesa Madre non racconta soltanto la guerra: racconta quasi cent’anni di memoria di Brolo. (BROLIX)







