C’è un paradosso tutto siciliano che accompagna da decenni la narrazione delle nostre grandi opere: la distanza siderale che separa il momento dell’annuncio dall’effettiva posa della prima pietra. Per questo, la nota con cui il Presidente del Consorzio per le Autostrade Siciliane, l’avvocato Filippo Nasca, ha disposto l’avvio delle attività per inserire nel Programma Triennale quattro opere strategiche, va accolta con una dose millesimata di cauto ottimismo, ma anche con il rigore di chi questo territorio lo vive e lo racconta ogni giorno.
La notizia, di per sé, ha il peso specifico delle svolte attese da una vita. Parliamo di quattro interventi chiave: la tratta Gela-Scicli sulla A18, la terza corsia sulla Messina-Catania, le tre rotatorie allo svincolo di Patti e – fiore all’occhiello per il comprensorio tirrenico – la realizzazione dello svincolo di Gioiosa Marea sulla A20 Messina-Palermo. Opere che il presidente Nasca definisce, non a torto, “attese da anni e strategiche per il futuro della mobilità”.
Se guardiamo da vicino al nostro quadrante, lo svincolo di Gioiosa Marea e la razionalizzazione del casello di Patti non sono semplici interventi di restyling viario. Sono, a tutti gli effetti, arterie vitali per l’economia, il turismo e la sicurezza di un’intera fascia costiera e collinare. Gioiosa Marea, in particolare, soffre da sempre un isolamento infrastrutturale che penalizza imprese e flussi turistici, costringendo automobilisti e mezzi pesanti a interminabili deviazioni sulla statale ogni qualvolta la rete principale mostra le sue storiche fragilità.
L’atto d’indirizzo firmato dal Presidente del CAS e inviato al Direttore Generale rappresenta il “chilometro zero” di un nuovo percorso. È il passaggio burocratico formale necessario per avviare la progettazione e, soprattutto, per andare a caccia dei finanziamenti.
La sfida che si apre adesso non è solo tecnica, ma squisitamente politica e temporale. Il CAS, spesso al centro di legittime critiche per la gestione della manutenzione ordinaria e dei cantieri infiniti che paralizzano le nostre autostrade, ha l’occasione di dimostrare un cambio di passo. I cittadini, il sistema produttivo e i sindaci dei territori interessati non possono più permettersi di attendere i tempi biblici della burocrazia. L’avvio delle attività è un ottimo segnale, ma la vera vittoria arriverà solo quando i progetti diventeranno cantieri e le promesse si trasformeranno in asfalto e sicurezza. Vigileremo, come sempre, affinché il cronoprogramma non diventi l’ennesimo libro dei sogni.









