da sx Nuccio Ricciardello, Maria Vittoria Cipriano e Giuseppe Miraglia
La mancata assegnazione della Bandiera Blu a Brolo e a gran parte della costa tirrenica messinese non è una semplice bocciatura estetica, né un dettaglio burocratico da liquidare con una scrollata di spalle. È, al contrario, il sintomo di una miopia politica che da troppo tempo confonde l’ordinaria amministrazione con la visione strategica. Il coro di critiche emerso nel dibattito cittadino mette a nudo una verità scomoda: il turismo moderno non si improvvisa con gli slogan stagionali o con il restyling superficiale del decoro urbano.
In questo contesto, le considerazioni di Nuccio Ricciardello, già assessore al Turismo, assumono un peso specifico rilevante. Ricciardello, parlando per cognizione di causa, ha giustamente ricordato che l’ottenimento del vessillo della FEE non è il risultato di un colpo di fortuna o di interventi spot dell’ultimo minuto. Al contrario, richiede un lavoro oscuro, sinergico e continuativo, capace di coinvolgere l’intera macchina amministrativa e la cittadinanza per 365 giorni all’anno. Quando un ex amministratore del turismo lancia un simile monito, è il segno che il meccanismo si è inceppato alla radice.
A fargli eco, con toni ancora più duri, è il capogruppo di minoranza Giuseppe Miraglia, la cui provocazione tocca il cuore del problema: l’azione amministrativa non può ridursi alla logica delle «piazzette e dei marciapiedi». Per decenni, molti comuni costieri si sono affidati esclusivamente alla generosità della natura. Oggi, però, i criteri della Bandiera Blu fotografano una realtà complessa, dove la qualità delle acque è solo il punto di partenza. Servono impianti di depurazione efficienti, percentuali elevate di raccolta differenziata, servizi e accessibilità. Elementi che non si creano a ridosso dell’estate, ma con anni di investimenti strutturali.
Ecco perché ritornano attuali le riflessioni di Maria Vittoria Cipriano sulla “Brolo del Mare”. Il rilancio del paese deve essere codificato all’interno di regole certe, ed è qui che entra in gioco il ruolo cruciale del Piano Regolatore Generale. Come sottolineato nel dibattito, il PRG è l’unico punto di partenza imprescindibile per compiere scelte di fondo. Senza un moderno strumento urbanistico, qualsiasi discussione sullo sviluppo rischia di trasformarsi in pura propaganda.
La sfida per il futuro di Brolo, dunque, richiede un salto di qualità collettivo. La classe dirigente è chiamata a superare la politica del consenso immediato per abbracciare la cultura della pianificazione a lungo termine. Solo superando l’estemporaneità e investendo sui servizi strutturali, come suggerito da Ricciardello e dalle opposizioni, la Bandiera Blu potrà smettere di essere un miraggio e diventare il giusto riconoscimento per una comunità che ha finalmente deciso di progettare il proprio domani.








