Messina – “Patto di Caronte”: il discutibile nome di un accordo che dovrebbe traghettare verso il futuro, non verso l’Ade

C’è qualcosa di profondamente italiano – e, in questo caso, profondamente “stretto” – nella scelta di chiamare “Patto di Caronte” un accordo che dovrebbe evocare sviluppo, crescita, cooperazione istituzionale e rilancio turistico tra Messina e Reggio Calabria.

Perché, se è vero che il nome richiama inevitabilmente il collegamento tra le due sponde, è altrettanto vero che nella mitologia greca Caronte non era esattamente un promotore territoriale né un testimonial del marketing turistico.

Caronte era il traghettatore degli inferi. Una figura cupa, inquietante, con occhi di fuoco e volto scavato, incaricata di trasportare le anime dei defunti attraverso l’Acheronte verso il regno dell’Ade.

Non un simbolo di rinascita, insomma, ma il funzionario dell’ultimo viaggio. E, dettaglio non irrilevante, pretendeva anche un obolo: la moneta che gli antichi ponevano in bocca ai morti per garantirsi il passaggio.

Viene allora da chiedersi se qualcuno, prima di battezzare il documento politico fatto sottoscrivere nei giorni scorsi ai candidati sindaco di Messina e Reggio Calabria, abbia sfogliato almeno un manuale di mitologia o si sia fermato alla suggestione del “traghettamento” senza approfondire troppo il resto.

Perché il rischio simbolico è evidente: trasformare un progetto di cooperazione e sviluppo, anche se è un qualcosa di già visto ad… annualita’ regolari, in un involontario manifesto funebre. E per come sono messe le cose nelle due regioni in tema di sviluppo e crescita non è una bella cosa.

Eppure il linguaggio politico dovrebbe conoscere il peso delle parole e dei simboli. I nomi non sono neutri: evocano immagini, costruiscono immaginari, suggeriscono prospettive.

Se si parla di crescita economica, integrazione territoriale, turismo e futuro condiviso, forse sarebbe stato più coerente richiamare figure legate all’unione, alla prosperità, al mare come ponte di civiltà. Non il nocchiero dell’oltretomba. Ma, forse da troppo tempo ormai, i libri vengono lasciati a impolverarsi perché con i social non è la sostanza a contare, e neanche il contenuto, ma solo l’effetto “clic”.

Il paradosso è che il “Patto di Caronte” nasce con intenzioni probabilmente serie e condivisibili: rafforzare l’asse tra le due città dello Stretto, superare rivalità storiche, costruire una visione comune. Ma, come detto, la comunicazione politica contemporanea vive anche di immediatezza simbolica. E qui il simbolo rischia di divorare il messaggio.

Perché nell’immaginario collettivo Caronte non accompagna verso il futuro. Accompagna verso la fine.

E allora, in mezzo a campagne elettorali fatte sui social senza confronti seri, consentitemi un “Mah!” che non è, e non vuol essere, semplice ironia. È la sintesi perfetta di una politica che talvolta appare più attenta all’effetto nominalistico, al sensazionalismo, che al significato profondo delle cose. Con il rischio che, anziché evocare un ponte verso lo sviluppo, il Patto finisca per sembrare il biglietto di sola andata per gli inferi burocratici del Mezzogiorno.

E, ancor di più, è ancora più brutto perché a comprendere tutto cio’ saranno sempre e solo quelli che non si fermano alle… apparenze e alle ormai stucchevoli urlate di piazza.

Giuseppe Palomba – Giornalista

Fonte: facebook

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