In un momento di emergenza, quando il tempo è essenziale la speranza è riposta in un dispositivo salvavita che però, purtroppo, rimane inattivo.
È un grido di dolore, e responsabilità civica, quello che ci arriva da Eugenio Salpietro, un infermiere di Castell’Umberto che lavora nel Nord Italia. Recentemente ha vissuto la tragica perdita del padre Vincenzo, 79 anni, colpito da un arresto cardiaco.
Tutto è accaduto in pochi minuti, il tempo necessario per tentare di salvare una vita. Quando il cuore dell’anziano ha smesso di battere, chi era presente ha subito cercato di utilizzare il defibrillatore della guardia medica locale. Una procedura standard, ma si è scontrata con una realtà inaspettata: quando hanno provato ad attivarlo, come racconta alla “Gazzetta del Sud” lo stesso Eugenio Salpietro il display del dispositivo è rimasto spento.
Nonostante l’arrivo tempestivo degli operatori del “118” per il pensionato settantanovenne non c’è stato nulla da fare.
A quarantotto ore dal terribile fatto Salpietro fa notare che il defibrillatore non è stato ancora riparato o sostituito, rimanendo inutilizzabile per la comunità.
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