Premio Nino Ferraù a Messina: premiati la Rettrice Spatari e il provveditore Zingales

Nino Ferraù, la modernità inquieta di un poeta: a Messina debutta il Premio di Cultura

Un’eredità letteraria imponente, capace ancora oggi di interrogare il presente con sorprendente lucidità. A Messina, nell’Aula Magna dell’Università, la prima edizione del Premio di Cultura Nino Ferraù ha riportato al centro del dibattito culturale una delle voci più potenti e anticipatrici del Novecento.

L’iniziativa, promossa dalla sezione messinese dell’AMMI (Associazione Mogli Medici Italiani) guidata dall’avvocato Francesca de Domenico, segna un passaggio importante: il riconoscimento pieno della statura intellettuale di Nino Ferraù, ben oltre la riduttiva immagine di “poeta di montagna”. La sua opera emerge, piuttosto, come una critica radicale e profetica alle derive sociali e politiche, capace di anticipare dinamiche oggi evidenti su scala globale.

Ferraù, scomparso prematuramente nel 1983 a soli 61 anni, lascia un corpus straordinario: oltre 150 mila versi raccolti in almeno quindici volumi, oggi disponibili grazie al lavoro meticoloso del fratello Pippo Ferraù, recentemente scomparso. Un impegno totale, volto a restituire memoria e dignità all’opera del poeta, testimoniato anche dalla presenza della figlia Cetty Ferraù durante la cerimonia.

Il convegno ha visto la partecipazione di autorevoli studiosi: la professoressa Paola Radici Colace, la professoressa Alessandra Tramontana e il professor Giuseppe Rando, che ha offerto una lettura approfondita e critica della produzione ferraiana. A completare il quadro degli interventi, le testimonianze della professoressa Cettina Parafioriti Inferrera e del professor Giuseppe Ramires, mentre in sala era presente anche il professor Antonio Baglio, studioso del poeta e coautore di una raccolta di sue prose intime.

Momento particolarmente intenso è stato il recital poetico, in cui i testi di Ferraù hanno trovato nuova voce grazie all’attore Gianni Di Giacomo, accompagnato dalle letture degli studenti e da intermezzi musicali che ne hanno amplificato la forza espressiva.

Nel suo intervento, la rettrice dell’Università di Messina Giovanna Spatari ha richiamato il valore della poesia come strumento educativo, capace di alimentare nei giovani rispetto ed empatia. A seguire, la dirigente scolastica Ersilia Caputo, alla guida della Scuola Nino Ferraù di Messina, ha condiviso un ricordo toccante di Pippo Ferraù, leggendo una poesia simbolo della missione educativa.

A chiudere la manifestazione, l’assegnazione dei riconoscimenti della prima edizione del premio: destinatari la stessa rettrice Giovanna Spatari e il dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale Leon Zingales. Un gesto che lega idealmente l’eredità del poeta alle istituzioni educative del territorio, rilanciando il valore formativo della sua opera.

In questa prima edizione, il Premio di Cultura Nino Ferraù non si limita a celebrare un autore, ma riafferma la necessità di una poesia capace di scuotere le coscienze e dialogare con il presente, restituendo alla parola il suo ruolo più alto: quello di strumento critico e civile.

Il pensiero del Provveditore agli Studi di Messina, Leon Zingales

“Con profonda emozione e autentico orgoglio ho ricevuto, insieme alla Magnifica Rettrice dell’Università di Messina, il Premio Cultura “Nino Ferraù”, con il privilegio di essere i primi insigniti di questo nuovo e significativo riconoscimento. Essere il primo a ricevere un premio che porta il nome di Nino Ferraù non è soltanto un onore personale: è un segno simbolico che interpella, che chiama alla responsabilità e che richiama il valore più alto della cultura come motore vivo di crescita, coscienza civile e coesione delle comunità. In questo gesto si riflette il lavoro quotidiano delle istituzioni scolastiche e formative: un impegno silenzioso ma incessante, che trasforma la conoscenza in possibilità, la bellezza in educazione, la memoria in futuro. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento agli organizzatori per aver dato vita a un riconoscimento che non celebra soltanto, ma orienta e ispira. E per aver voluto associare questo primo passo a un nome che appartiene alla nostra identità culturale più profonda”.

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